Afralia sostiene la biodiversità culturale

Per biodiversità culturale si intende la varietà di culture presenti sulla Terra. Come quella ambientale, anche la biodiversità culturale costituisce patrimonio imprescindibile per l’umanità che va pertanto compreso, tutelato, sostenuto e mantenuto nel tempo. Afralia considera la ricerca di analogie, di linguaggi comuni, di complementarietà, sia nel pensiero sia nella forma, come presupposto per la creazione di progetti transculturali. Sostenere la biodiversità è uno dei concetti su cui fonda la sua identità, e per questa ragione, oltre che per l’importanza della Manifestazione in sé, aderisce all’edizione 2016 di Green City Milano.
Quello di Green City è un sentiero concettuale che mi porta a raccontare e ad esplorare ancora più profondamente il principio vedico di “Unity in Diversity”. L’unità nella diversità si esplicita inequivocabile nell’armonia calma di un prato. O come in questo caso di un Giardino. Comprendere che la convivenza, non solo pacifica, ma soprattutto progettuale di e fra tante specie sia condizione necessaria per la creazione della meraviglia, costituisce un’evidenza per chi è addestrato nell’osservazione della natura. È strano rendersi conto di come siamo ancora poco consapevoli di questo semplice fatto: è la molteplicità di pensieri, di talenti e di inclinazioni che si esplicitano poi in oggetti, in espressioni, quindi in culture diverse, a creare la bellezza stupefacente. Dovremmo infatti, in quanto essere umani, essere stati contaminati dal Modello-Terra (in cui viviamo immersi) che fa della contaminazione la sua verità. Tutto è natura e tutto vive in questa legge. Basterebbe osservar il nostro corpo per capire che milioni di organismi convivono e apportano il loro personale contributo al funzionamento dell’intero e la loro intelligenza sistemica rende possibile la vita meravigliosa dei nostri corpi. Noi siamo biodiversità vivente; siamo il risultato della cooperazione efficiente, efficace e perfetta fra diversità. Cosa allora non riusciamo a comprendere quando dobbiamo allargare questo pensiero su una scala più ampia? Forse è la nostra mente a trarci in inganno? A farci vivere in un’illusione che ci porta a credere che esiste qualcosa di meglio e qualcosa di peggio e che noi, il nostro piccolo io, siamo il metro di paragone? Ma se provassimo ad andar per analogia scopriremmo che fra le cose, fra gli esseri, fra le loro espressioni anche culturali son molti di più i punti in comune che quelli che crean differenze. Nella differenza certo sta l’innovazione, ma il nuovo sempre genera da qualcosa che già c’era. Se andassimo alla radice della radice di noi stessi, scopriremmo che la biodiversità culturale nasce da quei rituali, in parte diversi e in parte uguali, con cui i padri dei padri e soprattutto le madri delle madri si relazionavano con la terra e con il cielo. Tutti linguaggi, lingue e forme che fondano sullo stesso contenuto. Allora forse potremmo ritrovare quella dimensione in cui siamo tutti figli, se non proprio bambini, giunti qui per imparare a dialogare con noi stessi, con gli altri con il mondo e con la vita.

Cinzia Chitra Piloni